biennale 2017

 

 

La vernice di biennale d’arte visive è quel momento – quella santa messa- che ogni due anni si ripropone, si celebra a venezia, città perduta e svenduta ad un turismo low cost, fatto di lancioni con ignari visitatori -a cui viene fornito anche il cestino della merenda di orso yoghi, pur di non farli spendere in città- e che a venezia portano solo immondizia, casino, traffico incontrollato nelle calli e campi e non solo
Da un paio di giorni è arrivato  l’odiato, da molti, carrozzone dell’arte più o meno varia, quella da salotto, quella da film di woody allen, da puntate di sex and the city, da rivista patinata, da feste negli yatch di inconsapevoli magnati d’arte, allora la città si riprende il ruolo di regina non solo del mare ma della cultura e dell’arte
Si, d’accordo, ci sono molte cose improponibili, molte prime donne che cercano il minuto di visibilità, quel di cui  parla anche Sorrentino nel suo bel “la grande bellezza
questi giorni di vernissage sono un insieme di colori, lingue, razze tutte sotto lo stesso spazio condiviso negli spazi delle antiche corderie e nei padiglioni ai giardini
C’è chi insulta questo avvenimento di cui io amo far parte, la vita è un po’ un insieme di sette, ognuno d noi ha la propria, oggi si critica chi sta qua, domani chi fa la fila per il nuovo iPhone, poi chi si spertica per un biglietto per Sanremo, chi farebbe a botte per una puntata di Masterchef, insomma ognuno ha la propria setta, ad ognuno il proprio tempio
Oggi io ho il mio, con merce di ottimo, buono, pessimo gusto
Mi prendo tutto perché mi piace, perché restituisce alla città il suo valore di regina di un tempo infinito

 

 

di ortyz