Alle 5 di un pomeriggio d’estate

Al mare.

L’estate al mare: qui a Venezia è una regola, quasi per tutti, quasi tutti hanno un posto dove andar a rifugiarsi una volta sbarcati al lido. Le spiagge, le capanne, i camerini
I miei uscivano in barca sicché niente capanna, non ne sentivo la mancanza, in verità, quando si muoveva la barca di mio padre era una festa: tutti gli amici ci raggiungevano e tornavamo a casa in piena notte, dopo una giornata di bagni e di sole, una allegria che ancora ricordo, compreso il cielo stellato dalla prua, di notte, che meraviglia!

Ma sempre in barca non ci andavamo, sicchè scroccavo un po’ qua e un po’ la, la regola vuole che ci si portino amici, in capanna, oppure da più adulta, andavo alla spiaggia solo con il telo, giusto per un po’ di sole e incontrar amici.

Il lido è una bella isola, belle spiagge, certo il mare non è più bello come una volta e non é color smeraldo come l’amata costa sarda, ma l’isola conserva il suo fascino, specie la sera, quando tramonta il sole: il Lungomare si vuota, qualche baretto rimane aperto ma con poca gente, credo sia l’unico luogo di mare, di vacanza che si spegne col calar del sole, questo rende ancora più affascinante l’isola

Le chiacchiere al mare, il raccontarsi, parlar di cose futili, a volte, poi c’è sempre chi parla di malattie, ma generalmente son argomenti che intavolano le ultra cinquantenni:)

Perché scrivo questo? Perché oggi qualcuno mi ha scritto questa frase “alle 5 de las tardas” (circa:)

Le 5 del pomeriggio sono il momento che, o non se ne può più di stare al mare o arrivano le amiche, gli amici e ci si ritrova a far tardi chiacchierando e respirando l’aria di vacanza anche se al mattino s’è lavorato

La vita facile dei veneziani, d’estate.
Il privilegio del mare sotto casa, delle casette di legno in riva al mar, del rientro a Venezia col calar del sole, dei campi semivuoti, dai cui masegni arriva il caldo del giorno appena passato

Come non amare questa città?

L’estate non è una stagione ma uno stato d’animo, vero.

*grazie a Luca che m’ha ispirata con lorca e il pensierino delle 5

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di ortyz

Pietro, pierre, cardin

Pierre cardin, illustre veneto, naturalizzato francese , compreso il nome -evidentemente le radici non sono radici per tutti- ha rinunciato: quella orribile torre che avrebbe dovuto troneggiare a marghera non si farà.
Il mago della moda ci ha ripensato, il grattacielo che avrebbe devastato lo skyline veneziano, per fortuna, non illuminerà ad ovest, dopo i tramonti veneziani

Già piange il cuore vedere da alcuni luoghi di Venezia quegli scheletri rimasti a marghera, ma fanno parte dell’archeologia industriale, sono parte del territorio veneziano, ne hanno devastato l’ambiente con la presenza e l’inquinamento, ma hanno dato lavoro a molti operai, un po’ quella situazione di amore odio che si respira ora a Taranto con l’ilva

Ma quella torre, che c’entrava con Venezia? Poco ho seguito, a dire la verità, sono un po’ disgustata da questa calata francese a Venezia: come ai tempi di Napoleone, é arrivato il nuovo viveur -antipatico come nessuno, pinault- e s’è preso quel che i veneziani non hanno saputo tenere o scambiar con altri (confesso che ho parteggiato per la fondazione Guggenheim ai tempi della concessione della punta della dogana)

Mi chiedo come mai tutto sia saltato, e all’improvviso una flebile speranza s’è accesa: vuoi vedere che il trevisano francesizzato ha saputo che qualcosa altro non si farà!?
Speranze, che tengo per me, per ora

(O ve le divulgo, dopo il tg)

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di ortyz

copione del web

Le copione, sono quelle che copiano, quelle che, come me in questo preciso momento -oh, non so che fare!- stanno facendo qualcosa che altre hanno deciso di fare prima

 

Sono quelle che non hanno un’idea, che pensano di sfruttare le energie altrui per trarne vantaggio

 

E ce ne sono tante, di solito copiano altre copione, che copiano altre

Un girone infernale, di non ritorno, perché poi non c’è verso di uscirne vive, eh!

Diventa uno stile, una svolta

 

La mi amica bionda stará sicuramente scrivendo una nota sulle copione, e allora la copio

 

Certo, lei c’ha stile, scrive bene e mette le parole al posto giusto, per non parlar degli accenti:)

 

Io sto qua, ancora agli arresti domiciliari, tanto fa freschetto, non ho perso gran che sole, in questi giorni

Allora leggo, gioco col phone, smanetto col Mac e adocchio quel che fa la lauretta, così, per perder tempo, e per copiarla

 

 

(Finito perché non si più che caspita – mi son trattenuta, la bionda non scrive parolacce come me- scrivere

Saluto la bionda, la mora che a sua volta é copiata da un’altra mora

 

morale della storia: La vita è tutta una carta carbone, sappiatelo, e io ho perso 5 minuti a scrivere questa cazzata per non pensare che una settimana fa son partita da una delle più belle città del mondo per andar in un mare mozzafiato

 

Fine:-)

 

Dedicato a Rosita e Maria Laura

di ortyz

Cattive ragazze

Leggo e rileggo l’articolo della armenni, vorrei trovarci qualcosa di sensato, ma non lo trovo
È tutto assurdo, tutto messo la, per far risaltare il processo alla morale, agli stili di vita
Vero che ognuna, ognuno sceglie di vivere come meglio crede, ma ne risponde, prima o poi, anche se moralmente non sarebbe giusto.

e non è nemmeno vero che una “latente” condanna a queste losche figure si, losche, si riversi pure su tutte le altre donne
Io non mi sento in pericolo per questa condanna all’ex premier, nemmeno un po’
Anzi, pur essendo consapevole che lui non andrà mai al gabbio, mi sento protetta dalla giustizia: una volta tanto si è condannato un uomo che ha corrotto per far uscire di galera una ladra, è un reato l’abuso di potere

Avesse chiamato anche tutti gli altri delinquenti allora avrei potuto pensare che l’uomo o era mentalmente instabile o aveva un profondo senso di pietà per poveri, diseredati, disadattati

Ma la disadattata era una minorenne che aveva rubato, mentito e finto generalità.
Questo non fa onore ad un presidente del consiglio, ma rende il senso di giustizia per quelle donne che la armenni vorrebbe vittime di questa sentenza

Ritanna: ci sono ragazze cattive e ragazze che venderebbero la loro madre, e quelle non sono cattive, sono stronze, infami e contro le altre donne, lo scrissi già un’altra volta:
Se vogliono arpionare il ricco di turno non le condanno, la vita è la loro, non la mia, la dignità è la loro, non la mia.
Io preferisco essere cattiva in un altro modo: lavorando, rendendo la mia vita limpida facendo anche tardi la sera, parlando anche con uomini sconosciuti, scegliendo di andar in un letto piuttosto di un altro non per soldi ma per il piacere, salutarsi e dirsi addio

Ho sempre amato stare dalla parte di chi viveva al limite, non mi sono mai piaciute le amiche perfettine, con collanina, maglioncini chiari, capelli biondo finto
No, ero e ancora sono amica di donne con mille casini, mille problemi, ma che se la cavano con dignità, con onore

Le presunte cattive ragazze della armenni son diverse: vivono di espedienti, si fanno mantenere, si fanno impalmare da ricchi perché lavorare è faticoso: questo non è esser cattive, è esser disoneste, verso loro stesse, soprattutto.
La sentenza non è contro noi donne la sentenza è contro un tizio che voleva liberare -contro il parere di un giudice- una ladra, una disonesta.
Le cattive ragazze sono altro.

Anche le puttane, ma questo andrebbe detto a Ferrara e alla santanchè

*questa qui, del tweet a cui risposi mesi fa, è una delle frequentatrici di arcore, una delle ragazze per bene che andavano a cene eleganti

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di ortyz

sentenze rigirate a piacere: donne sull’orlo del precipizio

http://www.ilfoglio.it/soloqui/18759#.Ucp_LxpNwLs.facebook

è la seconda volta, in poco tempo, che leggo la armenni e leggo una donna che pensavo di stimare e che, invece, sembra esser entrata in un girone senza uscita: quello dei delusi dalla sinistra e cercano conforto tra le amorevoli braccia del gruppo mediaset

come può scrivere una cosa così come quella di ieri, come può una come lei, garante dei diritti delle donne?
la sentenza al berlu è un torto alle donne? sicura?
non è, invece, un atto di giustizia verso il popolo italiano che aveva un presidente del consiglio che chiamava la questura per far uscire l’amichetta -che fosse di letto o di tavola me ne frego- che avrebbe potuto “squaqquarar” e metterlo nei guai?
altrimenti perché si sarebbe precipitato a salvare una marocchina spacciata per egiziana?
e allora si inventa un sacco di bugie da memoriale, la fa uscire ed affidare ad una che “fa quello che fa”. come abbiamo sentito tutti dalle intercettazioni.
eh no, cara ritanna, questo del berlu non è un processo alle olgettine, è un processo ad un uomo che ha abusato del suo potere, ad un uomo che compra tutto, pure le donne.
ma le donne sono altro, le donne sono persone: e tra queste persone ci sono anche le oggettine, che son sempre esistite e sempre esisteranno, che nulla hanno a che fare con la gran parte delle persone che ogni giorno lavora, cura i figli, gli anziani e ha una propria dignità, e berlusconi compra pure quella: la mia non è in vendita. la tua, ritanna?
il danno alle donne non lo ha fatto questa sentenza, lo fanno donne come te che, rigirano una sentenza per dar contro ad una sinistra dalla quale non si sentono più rappresentate.

*scelgo la foto di una persona, di una donna del nostro tempo che stimo, che combatte in un mondo pieno di pregiudizi, dove le olgettine -termine per indicare ragazze di facili costumi- troverebbero terreno fertile

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di ortyz

Alghe e meduse: le allergie di una principessa decaduta:)

Punta da alghe o micro-meduse nel mio amato mare, nel weekend così bello, accompagnato da una luna bellissima, passato in un posto da favola, nella famosa 121, un po’ in barca, un po’ in spiaggia, un po’ in giro.
Punta venerdì, appena arrivata -sentito un prurito, passato subito, passati due giorni torno a casa:
Una settimana di malattia, stesa da un’invasione di vescicole, meno male che ho avuto la reazione mentre rientravo

Insomma: era destino che dovesse esser un weekend da memoria, in tutti i sensi. Meno male che l’ho presa senza incazzatura, d’altro canto dopo tre giorni da principessa direi che non posso lamentarmi per un po’ di prurito, son una sportiva, io, basta aver pazienza..
Anche perché, per non farmi mancare tutto, in questa favola son stata vista pure da un pediatria, alla mia veneranda età:)

Avevo ancora un po’ di giorni di ferie da smaltire, li passerò a poltrire sentendo musica e vedendo film
(Mi sa che l’antistaminico mi farà dormire parecchio…:)

Bentornata a casa, Cenerentola, si torna a fare la sguattera:-)

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di ortyz

La 121

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Quanto mi mancherà questa stanza!
Quando arrivai pensai “che piccola”! Mi hanno dato una stanza a parità di prezzo, ed invece no!
Una vista impagabile, dettagli raffinati, una stanza che tutte noi donne vorremmo avere nella nostra casa. Magari qualcuna ha, una stanza così, io ho “la mia” stanza nella mia grande casa: qualcuno mi ha chiesto “come mai non vai nell’altra più grande, com’è che non fai un salotto di la”.
no! La mia stanza é quella, col lettone -non di Putin, ma mio- il divano rosso, come le rosse sedie dei cine, ed il megaschermo
Si, ho buttato fuori l’arma dio, vero.
É una bella stanza, la mia

Ma questa, questa 121 é bellissima, anche se troppo arredata, ma alla fine assomiglia un po’ all’affollamento della stanza che ritroverò domani sera

Il weekend sardo termina qua, lascio questa stanza, questo mare, gli amici sardi e quelli sardi inside
E lascio la 121, la storica, così chiamata da tutto il personale di questo albergo gioiello

Tocca salutare, toccherà tornare, magari in mezzo al granito, però
Ciao Sardegna, arrivederci, si

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Archistar, ambiente e salvaguardia del territorio

Selvaggia, ventosa amata isola
Amo chi ha sfruttato la natura di quest’isola per costruire senza deturparne l’ambiente, quando l’architettura diventa simbiosi con il territorio.
Dovrebbero arrestare chi crea orrori urbani, il nostro territorio ha bisogno di tutela e rispetto
Penso agli abusivismi in varie zone di quest’isola, molti meno rispetto ad altri luoghi d’Italia, comunque.
C’è sempre stata attenzione all’ambiente, i sardi amano la loro isola, la loro storia, sono fieri e si battono per la loro terra: penso a quell’anziano contadino che, forse l’anno scorso, o una paio di anni fa ha vinto la causa contro una catena d’alberghi che aveva fatto in modo di abbattergli la casa e portargli via il terreno
Penso anche a Venezia, dove davanti ad ecomostri come il mose -laguna massacrata: poco s’è fatto per impedirne l’avvio ai lavori, che sembrano pieni di intrallazzi e pagamenti sospetti
Niente, non c’è voglia del bene comunque, la sarditudine è diversa, combattiva, granitica, come le rocce che troneggiano davanti al mare

Son esistiti bio architetti prima della architettura ad impatto ambientale, questo uomo, couelle, ha contribuito a costruire in una costa tra le più belle al mondo, senza deturparne l’aspetto

Ora, pare, si voglia ribaltare il concetto di impatto ambientale a favore dell’impatto bancario
Come è successo a Venezia
Ma i sardi sono molto fieri.
Mi auguro lo siano ancora

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Un breve viaggio: solstizio d’estate

Sono partita da Venezia dopo due giorni di caldo insopportabile, sento ora a radio3 che domani sera ci sarà la notte dell’arte nella mia amata città
Ma ora son qua, in uno dei posti più belli al mondo, mondo che non ho girato tutto, ahimè, ma difficile che possa non competere con altre meraviglie, questa isola, la Sardegna

Arrivo qua e mi sento a casa, sento l’odore e il rumore del mare, le rocce granitiche maestose, come giganti silenziosi

Poi si passa il tempo con amici e allora diventa ancora più speciale, questo solstizio d’estate, e allora grazie al sardo inside:) e felice estate a tutti

C’è una luna fantastica, sia una notte magica

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Abbigliamento in libertà

Oggi, 20 giugno, ultimo giorno di primavera, un caldo della Madonna, ho ripristinato un’altra tradizione delle nostre nonne e mamme veneziane (ma immagino si usasse pure altrove, nei rioni popolari, soprattutto)
L’uso della “traversa”, non intesa come quella tela da metter nei letti per eventuali minzioni -involontarie- notturne, ma intesa come capo d’abbigliamento casalingo.
Quegli abiti da casa comodi, colorati, di solito azzurri o colori vivaci ma mal assortiti, a volte.

Una volta, le ricordo le nonne di una volta: uscivano in traversa, col “taccuin” -portafogli- in mano e andavano a far la spesa.
E la spesa coincideva, il più delle volte, col “bossoeo” -qua la traduzione non mi viene spontanea- che durava da un’ora a un’ora e mazza, e che aumentava sempre di più:)

Io amavo veder queste casalinghe così, che uscivano senza fronzoli, con le borse dalle quali si vedeva uscire verdura fresca, si intravedeva il sacchetto del pane…
E loro la, “a tajar tabari” -spettegolare, o parlar dei figli, dei mariti e delle faccende di casa

Ma torno al motivo per cui scrivo questa breve nota: son uscita in traversa, con scollatura da far invidia alla arcuri, ballerine che son detestate da tante donne
Chi se ne frega dei leggins, delle minigonne e degli stivali estivi (sigh!)
Son uscita in traversa, transitato in vari luoghi, pure a San Marco
In alcuni negozi il colore vivace della traversa deve avere risvegliato qualche veneziana: ho chiacchierato con più persone, quasi tutte anziane, ovvio..:)

insomma, oggi, in pieno possesso delle mie facoltà mentali, influenzata dagli oltre 30 gradi, ho deciso di riportare in uso tutto quel che Venezia sta perdendo: uscire con la mise casalinga, evviva le tradizioni popolari, l’essere veneziana a casa mia

Prossima missione: ripristinar il bossoeo 🙂

* nota scritta in vaporerto e poi in pontile di vallaresso, circondata da turisti, in questo primo giorno di brevi ferie

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di ortyz